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MANCINI SANDRINO
Quattro denominazioni DOCG marchigiane definiscono il raggio d'azione di Mancini Sandrino, e coprire un territorio tanto vario impone una versatilità tecnica che pochi vignaioli padroneggiano. Il baricentro è il Cònero, rosso ottenuto da Montepulciano e Sangiovese: uve robuste che il produttore sottopone a un invecchiamento minimo di ventiquattro mesi, sviluppando struttura e capacità di durare nel tempo. Quel protocollo, tra i più severi d'Italia, dice molto del metodo: una ricerca di profondità che non conosce compromessi, indipendentemente dal fatto che le viti crescano nei fondovalle o sui versanti più ripidi. Attorno a questo asse ruotano le altre denominazioni del quartetto—le Riserve di Verdicchio dei Castelli di Jesi e di Matelica, insieme alla Vernaccia di Serrapetrona—che estendono il lavoro dai rossi da lungo affinamento ai bianchi di maggior nerbo delle Marche. È un ventaglio che chiede disciplina prima ancora che talento, e restituisce l'immagine di un produttore misurato sul rigore più che sulla resa.
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Cosa produce
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva
Cònero
Verdicchio di Matelica Riserva
Vernaccia di Serrapetrona