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Motta Fabio
Motta Fabio lavora all'interno del Toscano IGT, l'indicazione geografica più estesa della regione, che abbraccia duecentosettantatré comuni e quasi ogni ambiente viticolo toscano. È una cornice volutamente larga, che lascia spazio alla scelta del produttore più di quanto facciano le denominazioni ristrette. Dentro quella libertà Motta attinge ai vitigni classici del repertorio regionale — Sangiovese, Trebbiano Toscano, Canaiolo Nero — per firmare rossi, bianchi e rosati, tutti sopra la soglia minima dell'undici per cento di alcol. La molteplicità degli stili non è dispersione ma programma: usare l'ampiezza dell'IGT per esplorare le diverse possibilità di terroir invece di chiudersi in un'unica tipologia. Ne risulta una lettura trasversale della Toscana del vino, dove la stessa mano prova registri opposti — la struttura del rosso, la freschezza del bianco, la via di mezzo del rosato — tenendo come unico vincolo la varietà autoctona e la geografia generosa di una denominazione pensata per contenere, più che per restringere.
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