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Poggio Sorbello
Poggio Sorbello lavora entro l'unica denominazione Toscano IGT, un perimetro amplissimo che tocca duecentosettantatré municipalità e lascia alla cantina ampio margine di interpretazione. Tre vitigni ne definiscono la grammatica: il Sangiovese a dare struttura, il Trebbiano Toscano per i bianchi e il Canaiolo Nero a completare la tavolozza dei rossi. Ne nascono bianchi, rossi e rosati che sfiorano il minimo di undici gradi, ciascuno pensato per non forzare la mano al frutto. Più che una gamma, qui si legge un metodo. Il vigneto è trattato come organismo interdipendente, dove l'equilibrio dell'ambiente conta quanto la scelta del vitigno, e ogni bottiglia registra quella logica di lavoro prima ancora del gusto. È un'interpretazione sobria della denominazione più elastica della Toscana: nessun proclama, solo la volontà di far combaciare la vendemmia con il ritmo naturale del luogo, senza sovrapporre l'intervento umano al respiro del sistema vivente da cui il vino proviene.
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