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LAVELLI PIETRO
Pietro Lavelli lavora su quattro denominazioni DOCG delle Marche, un quartetto che tiene insieme bianchi e rossi di zone dai confini netti. Il perno sono due Verdicchio Riserva: quello di Matelica, chiuso nella conca delle sue otto comuni, e quello dei Castelli di Jesi, disegnato su un territorio più ampio. Entrambi chiedono almeno diciotto mesi di affinamento per arrivare alla complessità che la tipologia pretende. Accanto ai bianchi, la gamma si estende ai rossi del Cònero, costruiti su Montepulciano e Sangiovese con un minimo impegnativo di ventiquattro mesi, e alla Vernaccia di Serrapetrona, dove un'uva locale a bacca nera genera tanto lo spumante quanto i rossi fermi. Questa molteplicità non è dispersione: è disciplina tecnica applicata a terroir differenti, ciascuno con la propria grammatica di suoli, altitudini e tempi. Il risultato è un ritratto delle Marche del vino letto attraverso le sue quattro sigle più esigenti, dove ogni denominazione impone regole proprie e nessuna scorciatoia.
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Cosa produce
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva
Cònero
Verdicchio di Matelica Riserva
Vernaccia di Serrapetrona