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Borgoluce
Borgoluce amministra mille ettari tra Venezia e le Dolomiti, dove i filari di Prosecco convivono con pascoli, boschi e frutteti in un'azienda pensata come sistema chiuso. L'energia arriva dagli scarti boschivi e zootecnici, i residui colturali tornano al suolo: un ciclo continuo che limita gli sprechi e mantiene la fertilità della terra, unendo il sapere contadino alle tecniche agronomiche di oggi e proteggendo la biodiversità delle colline. Da questo contesto nasce un'unica denominazione, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, proposto in tre letture—fermo, frizzante e spumante—che raccontano lo stesso vigneto a pressioni diverse. È il modo dell'azienda per mostrare quanto il metodo circolare incida sul bicchiere, prima ancora che sull'etichetta. Le porte sono aperte ai visitatori: percorrere la tenuta significa vedere come pascolo, bosco e vigna si tengano l'un l'altro, e capire perché il Prosecco, qui, sia il punto d'arrivo di un paesaggio intero e non solo di una singola vigna.
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